Skip to main content

Inondazioni

SPETTACOLI + LABORATORI + INCONTRI

INONDAZIONI è una marea culturale, un’onda che investe le periferie e ne ridefinisce i confini, trasformando la marginalità con la partecipazione. Non un semplice cartellone di eventi, ma un ecosistema artistico in cui il gesto creativo diventa motore di rigenerazione collettiva, e ogni cittadino è chiamato a navigare, insieme agli artisti, tra memoria, corpo, spazio e futuro.

Inondazioni 2025 è un progetto ideato dall’Associazione Culturale Genìa, realizzato con il sostegno del bando Periferie del Comune di Palermo e del Ministero della Cultura attraverso il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo.Un progetto che si nutre di alleanze e visioni condivise, grazie alla collaborazione con l’Ecomuseo Mare Memoria Viva, il Teatro Bastardo, la Pro Loco Cinisi 2.Zero e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

Krystian Lupa

Shelter All Night

Ecomuseo del Mare Memoria Viva

06 settembre
ore 21.00

Ecomuseo del Mare Memoria Viva

Shelter All Night è un lungo frammento video (durata: 1h e 3 min), selezionato e montato personalmente da Lupa, tratto da una sessione di lavoro di 12 ore con gli attori durante le prove dello spettacolo Il processo da Kafka, presentato in anteprima il 15 novembre 2017 al Nowy Teatr di Varsavia e successivamente accolto nei più importanti festival internazionali in Francia, Austria, Cina, Russia e Grecia. Il filmato documenta la pratica dell’improvvisazione come processo drammaturgico e pedagogico, restituendo la complessità e la densità del metodo di lavoro del regista polacco.
La proiezione sarà introdotta da un breve documentario del regista Nello La Marca, contenente un’intervista a Krystian Lupa realizzata nel 2001 in occasione della presentazione dei Fratelli Karamazov al Teatro Santa Cecilia di Palermo, nell’ambito del Festival dei Teatri Riuniti d’Europa.

Francesco Picciotti

Un'Odissea

Istituto Comprensivo Maneri Ingrassia Don Milani

09 ottobre
ore 11.00

Istituto Comprensivo Maneri Ingrassia Don Milani

con: Francesco Picciotti
di: Francesco Picciotti e Marco Ceccotti
regia di: Fabrizio Pallara
costruzione oggetti musicali: Francesco Picciotti
scene: Fabrizio Pallara e Francesco Picciotti

L’Odissea è il grande poema del ritorno e dello smarrimento, del viaggio che si prolunga oltre ogni previsione e che diventa destino. Al centro c’è Ulisse, l’eroe astuto e fragile, uomo di ingegno e di desiderio, che incarna l’eterno conflitto tra la nostalgia di casa e l’irrefrenabile spinta verso l’ignoto; è insieme guerriero e narratore, viaggiatore e sognatore, marito, padre e amante: un archetipo che parla ancora oggi alla nostra inquietudine.
Raccontare questa storia ad un pubblico di tutte le età significa consegnare ai bambini un grande specchio in cui riconoscere le proprie paure e i propri desideri. I bambini, come Ulisse, vivono ogni giorno l’avventura di scoprire il mondo, di misurarsi con l’ignoto e di scegliere tra mille strade possibili. La scena sembra il ponte di una nave, con cavi e casse a definire gli spazi, abitato da strumenti sonori unici, costruiti assemblando oggetti di uso comune in forme inattese. Ogni creazione è un compagno di viaggio che porta con sé un doppio volto: da un lato evoca visivamente i personaggi incontrati da Ulisse – sagome che richiamano ciclopi, sirene, divinità e creature mitiche – dall’altro è soprattutto uno strumento musicale, capace di generare timbri grezzi e stratificati nati dall’attrito dei materiali. Questi oggetti musicali, nati da materiali poveri, recuperati e trasformati grazie all’ingegno del narratore stesso, producono suoni chevengono campionati e mixati dal vivo, stratificando ritmi e atmosfere che trasformano il racconto in un paesaggio sonoro in continua metamorfosi, diventando sirene, tempeste, venti contrari, mostri.
Così la materia quotidiana si fa epica, e il gioco dell’invenzione diventa il ponte tra mito antico e immaginario contemporaneo, descrivendo lo sforzo solitario del naufrago di arrivare ad un porto e del narratore di arrivare ad un senso. Ulisse, davanti alla corte dei Feaci, ripercorre le tappe del suo viaggio, iniziato alla fine della guerra di Troia e durato più di vent’anni. E’ un uomo combattuto: vuole tornare a casa, da sua moglie e suo figlio, ma vuole anche arrivare dove nessuno è mai arrivato prima, vedere ed ascoltare ciò che nessuno ha mai potuto prima. Ulisse è tutti quanti noi, divisi tra il bisogno di sicurezza e il desiderio di stupirci, tra la tranquillità del conosciuto e la grandiosità dell’ignoto.
Ogni incontro che compie lungo il suo tragitto è una possibile casa, un approdo che lo tenta con promesse di pace, ma da cui, alla fine, decide sempre di ripartire, perché l’ascolto del mondo non è mai concluso. Il racconto diventa concerto, e il concerto diventa rito. Lo spettatore, come i Feaci, è chiamato ad ascoltare e a giudicare: è più importante il ritorno a Itaca o l’ebbrezza della scoperta? L’aedo contemporaneo non dà risposte, ma offre voci, rumori, canti che evocano un’umanità inquieta e sempre in cammino.
Così l’Odissea si fa presente: una narrazione intima e collettiva, dove la fragilità degli strumenti artigianali rivela la potenza dell’immaginazione e il viaggio di Ulisse diventa il viaggio di ciascuno di noi.

Cantazione Clandestina per Danilo Dolci

Oltre il Sole e la Luna c'è le Stelle

Atrio Comunale, Cinisi

10 ottobre ore 21.00

Atrio Comunale, Cinisi

di e con: Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi
uno spettacolo di: TeatriAlchemici

Il pubblico viene coinvolto sin dal foyer in un incontro che mira all’importanza di un’esperienza circolare e condivisa: mettersi a nudo, avere un obiettivo comune, essere qui e ora, diventano condizioni essenziali per iniziare, come avrebbe detto Danilo, un viaggio poetico all’incontrario. Parola che pone l’accento sull’importanza di avere punti di vista originali, di affrontare la vita con una visione poetica che solo l’amore verso l’Utopia ci può dare.
Due attori in scena in uno spazio vuoto dove brilla un cerchio di luce, la Luna…forse. Una volta oltrepassato lo spazio scenico si può essere tutto ed essere ovunque. Una candela al centro, unico elemento di scena, ci indica simbolicamente il letto di una baracca di Cortile Cascino, un quartiere malfamato di Palermo, in cui Danilo appena giunto al Sud, a soli 28 anni, ha cominciato il suo primo sciopero della fame per un bambino lasciato morire di fame da uno Stato assente. In questo cerchio/limone di luce lunare appaiono così alcuni dei personaggi che hanno avuto a che fare direttamente o di riflesso con Danilo: la povera gente, i pescatori, i contadini ma anche una certa élite politica e intellettuale: Sciascia, Montanelli, Fellini, Ruffini, Bernardo Mattarella…
Gli attori recitano lasciando però un notevole contributo all’improvvisazione ricercando nell’atto teatrale lo stato interiore dei cerchi maieutici originari che Dolci organizzava a Spine Sante, il quartiere più povero di Trappeto, dove aveva deciso di trasferirsi dal Nord, in un viaggio, appunto all’incontrario.
Il Teatro e i suoi giochi, le entrate e le uscite dai personaggi senza soluzione di continuità, il girare attorno a una storia di cui ormai si confondono inizio, svolgimento e fine ci immerge nell’esperienza circolare di cui sopra mischiando la malinconia di un poeta dimenticato, l’ironia e la saggezza delle parole dei poveri cristi, il disprezzo di una classe dirigente e/o intellettuale, l’amore e il rispetto di una parte di essa, la gioia di ritrovare speranze abbandonate…per ritrovarci di fronte ad un piccolo seme così incredibilmente simile a un astro dell’universo. L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande si toccano restituendoci i versi che più riassumono la poetica di un grande uomo:

Se l’occhio non si esercita non vede
Se la pelle non tocca non sa
Se l’uomo non immagina si spegne

Emilia Guarino e Gabrio Bevilacqua

Cosa resta del nostro passaggio

Ecomuseo Mare Memoria Viva

11 ottobre
ore 18.00

Ecomuseo Mare Memoria Viva

Concept e danza di: Emilia Guarino
Musica dal vivo di: Gabrio Bevilacqua

La composizione è liberamente ispirata, mossa e nutrita dal testo: “Il primo fiume. Appunti su un’ignoranza fluviale” di Giorgio Vasta
Testo in ascolto presso la foce di Emilia Guarino (a partire da una ricerca di fonti consultabile in nota) con la voce recitante di Alberto Nicolino e la musica di Alessandro Presti
Audio e luci di Nathan Tagliavini
Produzione Limone Lunare
Con il supporto di Diaria, Genia, Mare Memoria Viva

Palermo (non) ha un fiume.
Vivere in una città dove c’è e non c’è un fiume.
Il fiume nasce da una vena della montagna e va, non può che scorrere, non sa fermarsi il fiume, è come il tempo il fiume e continua a fluire in ogni modo, appiattito, assottigliato, capillare, anche dove il cemento lo ha intombato, seppellito, strozzato, interrotto. Il fiume scorre sotto la pelle della città.
Vivere in una città che si chiama “tutto porto”, ma dove anche il mare c’è e non c’è, perché a tratti nemmeno si vede, e per lungo tratto non lo devi toccare. E dove non puoi vedere il mare è l’orizzonte che ti manca, è lo spazio, è la prospettiva, sono le vedute larghe. Anche il pensiero si restringe, e anche il linguaggio è murato, sepolto nella colata di cemento del sacco di Palermo e in quelle più recenti.
Una città in cui la pioggia è un’esperienza risibile, tranne a volte, che diventa esplosiva fino alla tragedia, quando i fiumi decidono di uscire dalle fogne, dal sotto il cemento, di irrompere con tutta la loro forza resa violenta dalla prigionia.
Quando ero piccola l’acqua era un giorno sì e uno no. Quando sarò vecchia, che non è tra troppi anni, forse tutta la Sicilia sarà asciutta e crepata per la sete.
Questo fiume coraggioso, l’Oreto, che ha l’oro nel nome, resiste a tutto, a tutta quella spazzatura buttata dentro il suo stomaco, e nonostante tutto il cemento che lo strangola, lui è ancora qui, è sempre stato qui. Mi sussurra con una voce di padre e di madre che è sempre stato qui, e che come i popoli genocidati, come la natura dopo gli incendi, il fiume ricomincia, resta, rimane e fluisce e fluisce e trasforma e finisce e muore e muore di un morire che è definitivo ma al contento così pieno di vita perché lui non muore ma diventa, diventa mare.

Fonti:
Francesco Maria Emanuele Gaetani Marchese di Villabianca, Fontanagrafia Palermitana, (1777)
Igor D’India (https://www.videogallery.igordindia.it/fiume-oreto/)
Piero Longo (https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/10/28/oreto-felicissimo.html)
Silvano Riggio (https://www.wwfsicilianordoccidentale.it/archivio-documentale/dossier/dossier-fiume-oreto/)
Leonardo Sciascia (https://www.suddovest.it/cms/?q=node/101)
in La grande sete da un’inchiesta di Massimo Mida e Marcello Cimino, regia di Massimo Mida (https://www.youtube.com/watch?v=TTtb_Wlak9Y&t=239s)
Giorgio Vasta (https://www.raiplaysound.it/audio/2020/01/LE-MERAVIGLIE-Teatro-del-Sole-a-Palermo-raccontato-da-Giorgio-vasta-e64850c4-611a-4027-8e36-7a52c36bc6b8.html)
Khalil Gibran, Il fiume e l’oceano in Tutte le poesie e i racconti (Newton Compton Editori)

Domenico Ciaramitaro

Saro

Atrio Comunale, Cinisi

11 ottobre
ore 21.00

Atrio Comunale, Cinisi

di e con: Domenico Ciaramitaro
regia: Francesco Russo e Domenico Ciaramitaro
Assistente regia: Emanuela Fiorenza
Disegno luci: Gabriele Gugliara
Costumi: Dora Argento

“Saro” è la storia di un bambino, oggi uomo, che attraverso i sogni ha trovato il modo di resistere ad un mondo che lo rifiutava. Il testo porta in scena un aspetto autobiografico dell’autore, che ha segnato la sua vita familiare e le dinamiche affettive che ne sono conseguite, facendone un’analisi intima ed emotivamente faticosa ma necessaria per compiere un miracolo: rendere Saro libero, soprattutto dal giudizio altrui.
Saro è solo un bambino e come tutti che, a quell’età, vorrebbe correre e giocare con i suoi coetanei. Ma la sua non sarà un’infanzia semplice e serena, a causa di un nemico chiamato “malattia”, un nemico che lascerà un segno nel fisico del piccolo Saro, un segno che come un marchio a fuoco lo renderà diverso.
Forse la storia della sua gamba è solo un pretesto per raccontare le conseguenze ancor più gravi che la poliomielite ha su Saro, quel forte senso di inadeguatezza, scaturito dal mancato conforto e supporto da parte della famiglia, in special modo della mamma, che vuole tenere nascosto questo figlio agli occhi del mondo.
La storia è ambientata negli anni ’50, anni in cui la malattia viene vissuta come una vergogna familiare, un ulteriore scenario che si apre anche ad indagare uno spaccato socio-culturale lontano solo nel tempo dai nostri giorni, ma ancora presente.
Rosario è il primo di cinque figli, un figlio “addifittato” che impara presto a convivere con la solitudine e la cattiveria, trovando nei suoi amici immaginari riparo e sfogo.
Un monologo a più voci, tutte frutto del sentire di Saro, della sua esigenza di comunicare e di inseguire il suo destino.
Un mondo visto da lontano quello di Saro che, dalla terrazza di casa, guarda i bambini giocare, ammira la montagna cosi grande e distante, ai suoi occhi irraggiungibile. Un mondo che sembra lontano, per lui che deve stare in silenzio, nascosto, per non farsi notare, per non fare scoprire alla gente la sua diversità.
Un incontro cambierà il suo destino, rendendolo un nuovo Saro, coraggioso e pronto a prendersi il suo pezzo di felicità, tenendola per mano e trovando la forza di affrontare la vita.

Lina Issa

3 canzoni da ricordare: un albero, un frutto, un seme

Ecomuseo del Mare Memoria Viva

12 ottobre
ore 12.00

Ecomuseo del Mare Memoria Viva, Palermo

di: Lina Issa
con: Curamunì e Luna Venezia Issa

In una forma intima di narrazione, canto e scambio con il pubblico, l’artista si muove tra i paesaggi della memoria e della perdita, del dolore e della gioia, esplorando cosa significa: Ereditare un albero che non si potrà mai toccare, trasmettere un trauma a una figlia e conservare i semi di un popolo che sta per essere sterminato. Questo lavoro è nato durante il genocidio di Gaza e la guerra in Libano, e cerca di mantenere in tenero equilibrio la perdita e il dolore che proviamo e la speranza che semi, alberi, canzoni e storie incarnano. Un invito a impegnarsi in un semplice gesto di riparazione e testimonianza.

Accompagnato dalla musica dei CurAmuní, che raccolgono e scrivono canti della tradizione contadina, di donne guaritrici, legati alla Natura, alle radici e ai semi (di cambiamento) in Sicilia

Dario Muratore

Radio Belice

Atrio Comunale, Cinisi

12 ottobre
ore 21.00

Atrio Comunale, Cinisi

di: Giacomo Guarneri
con: Dario Muratore
regia: Dario Muratore e Marcella Vaccarino

Un attore, un uomo, come un puzzle ricompone le vicende, la loro storia, la storia di una comunità. Trova un microfono che si fa radio e da lì prende avvio il suo racconto, con un messaggio lanciato nell’etere: “SOS!.. la comunità della Valle del Belíce non vuole morire”.
Lasciandosi incantare dalle voci della radio clandestina e dai personaggi dell’assemblea si scopre una vicenda esemplare di lotta non violenta e disobbedienza civile: negli anni Cinquanta, a partire dai primi impulsi del «noto agitatore» Danilo Dolci, la Sicilia Occidentale inaugura una stagione di lotta non violenta che oggi possiamo considerare uno straordinario modello di protagonismo politico. Parola d’ordine: collaborare esattamente alla vita.
La comunità della Valle del Belíce inaugurò così un «conflitto amoroso» col potere costituito che durò vent’anni fino, all’apice di rabbia e dolore, al gennaio 1968, quando la terra tremò per il terremoto…

Barbe à Papa Teatro

La ricetta di Danilo

Istituto Comprensivo Statale Cinisi

14 ottobre
ore 11.00

Istituto Comprensivo Statale Cinisi

Uno spettacolo di: Barbe à Papa Teatro
Scritto e interpretato da: Totò Galati
Consulenza drammaturgica e regia: Claudio Zappalà
Musiche originali suonate dal vivo e disegno luci: Nathan Tagliavini
Aiuto regia: Martina Cassenti

In scena una cucina e un attore a cui piace cucinare e raccontare storie.
Durante tutta la preparazione delle “polpette alla Danilo” Totò Galati ci racconta dei primi anni vissuti a Trappeto da Danilo Dolci e della sua ricetta di comunità. Dall’arrivo in questo paesino fangoso privo di ogni servizio – pure dei gabinetti! – fino allo sciopero della fame del 1956.
Una storia che parla di comunità e di rispetto della natura. Un esempio, quello di Danilo, che può portaci a rivedere la nostra scala di valori e pretendere un cambiamento da noi stessi e dalle istituzioni, in un momento storico in cui rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori devono andare di pari passo, per non lasciare nessuno indietro.

La Casa di Creta

Otello e lo stregone

Istituto Comprensivo Maneri Ingrassia Don Milani

21 ottobre
ore 11.00

Istituto Comprensivo Maneri Ingrassia Don Milani

di e con: Steve Cable
burattini di: Antonella Caldarella
produzione: La Casa di Creta

Un bambino che sogna di poter dimostrare ai suoi genitori che non è quello che vedono loro – goffo, distratto, combina-guai – ma è un altro bambino, un bambino sveglio, un bambino responsabile, un bambino GRANDE! Una pianta misteriosa che può salvare la vita alla Nonna malata ma che si trova nel bel mezzo di un bosco così temuto, così oscuro, che nessuno degli uomini del villaggio è disposto ad andarla a prendere…
Uno stregone arrogante e vanitoso, furbo e pericolosissimo, pronto ad insegnare a chiunque entra nel bosco, prima di mangiarli, la sua filosofia di vita: che nella vita vince sempre la cattiveria e la prepotenza. Un bambino da solo nel bosco che vuole salvare la sua Nonna e un incontro con il Male che richiederà intelligenza e coraggio per uscirne vivi.
Un viaggio che diventa rito di passaggio per il protagonista e catarsi per gli spettatori, catarsi che si manifesta in risate e spunti di riflessione.
Come burattinaio solista all’interno della sua particolarissima baracca-albero, l’artista inglese Steve Cable vanta un rigoroso linguaggio teatrale tutto suo unendo ritmo, energia e ironia ad una curatissima manipolazione dei burattini. Questo spettacolo punta sul linguaggio comico, anche non-verbale, dei burattini che, insieme al calibrato coinvolgimento attivo del pubblico infantile, lo rende uno spettacolo di burattini di alto livello, godibilissimo per bambini di tutte le età.

Laboratori

FORMAZIONE ARTISTICA RIVOLTA ALLE NUOVE GENERAZIONI DI ARTISTI E PERFORMER

Incontro/laboratorio con le donne del NiDo
mercoledì 08 ottobre
Lina Issa
Parole di comunità. Scrittura collettiva per una nuova utopia
sabato 11 ottobre
Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Cinisi
Cartografie della memoria. Creiamo insieme la mappa dei nostri sogni
domenica 12 ottobre
Pro Loco Cinisi 2.Zero, Cinisi

Incontro/laboratorio con le donne del NiDo

MERCOLEDÌ 8 OTTOBRE

Lina Issa

Parole di comunità. Scrittura collettiva per una nuova utopia

SABATO 11 OTTOBRE

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Cinisi

Cartografie della memoria. Creiamo insieme la mappa dei nostri sogni

DOMENICA 12 OTTOBRE

Pro Loco Cinisi 2.Zero, Cinisi