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Sabato 16 Ottobre

L’incanto di Ulisse

Un progetto narrativo/performatico a cura di Ugo Giacomazzi e Camillo Palmeri.
Per un massimo di 30 spettatori.

Nell’anno dedicato alla celebrazione di Dante Alighieri per il 700simo anniversario della sua morte, l’Ulisse del XXIII canto dell’Inferno viene scelto come personaggio ideale per affrontare un viaggio che ripone nella forza dell’utopia velleità e speranze di conquista. L’Uomo deve alla sua sete di conoscenza le grandi scoperte del progresso filosofico e tecnologico ma quando si oltrepassa il confine dell’Etica si rischia di sovvertire le leggi che regolano il rapporto con la Natura. A questo punto, che sia chiamata Dio o tsunami, proprio la Natura conquistata riassesta il suo equilibrio con la potenza che spesso non le riconosciamo e ci ricorda che di ubris si può morire.
Prendendo spunto da questo pensiero, racconteremo a un pubblico disposto a mettersi in viaggio con noi, non solo l’Ulisse dantesco ma l’archetipo che esso rappresenta: il viaggiatore indomito, l’uomo spregiudicato e l’uno, il nessuno e i centomila frammenti che lo compongono.

Partiremo dal centro storico di Palermo, da quella piazza Bologni in cui si erge la statua di Carlo V, l’imperatore che si vantò di aver superato quelle colonne d’Ercole oltre le quali proprio Ulisse incontrò invece la morte. Il progresso di cui si vanta l’Uomo infatti è direttamente proporzionale ai limiti sempre maggiori che si propone di superare, ma qual è il confine tra evoluzione e involuzione? In questo viaggio come dei Dante e Virgilio contemporanei ci addentreremo in una Palermo che apparirà nuova perché simbolica e che rivelerà inaspettate prospettive al di là del tempo e dello spazio. Interrogandoci sul nostro passato, analizzando il presente potremo così farci delle domande che riguardano il nostro futuro.

Violoncello

Di Christian Barraco

Da Bach ad Hindemith è il titolo del concerto che vede protagonista il giovanissimo Christian Barraco, talentuoso violoncellista palermitano che partendo dal repertorio barocco con la prima Suite di Johann Sebastian Bach approderà ad un’altra celebre Suite dalle sonorità spagnole quella di Gaspar Cassadò per terminare nuovamente con un compositore tedesco, Paul Hindemith.

Con un linguaggio che, anche se in debito con quello di Bach, con la ferrea logica costruttiva e il radicato senso dell’armonia e del diatonismo portano Hindemith ad una crudezza politonale che lo distanzia dagli esponenti centrali del neoclassicismo.
Un viaggio musicale solitario dal 600 al 900 europeo.

De l’un à l’autre

Di: Geneviève Sorin

Pièce in site specific con accordéon

De l’un à l’autre
Moments de vie,
Vie de danse,
Cinquante années.
De musique aussi,
Moins longtemps.
Et le corps, toujours là, présent.
Certes changé.
Toujours il porte danse et joue.
Là où il est.
Il communique.
Témoin essentiel du mouvement de vie.

Momento della vita,
Vita danzata,
Cinquanta anni.
Di musica anche.
Da meno tempo.
E il corpo, sempre là, presente.
Certo, cambiato.
Porta sempre danza e gioca.
Là dove è.
Comunica.
Testimone essenziale del movimento di vita

Requiem for Pinocchio

Di e con: Simone Perinelli
Con un estratto di “Emporium” di Marco Onofrio
Aiuto regia e consulenza artistica: Isabella Rotolo
Regia: Simone Perinelli

Spettacolo vincitore “Premio Anteprima” 2012
“Premio Bianco e Nero” della Civica Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe
Sostenuto da Concentrica 2018

Un processo
Il giudice: “Signor P, questa corte le attribuisce le accuse suddette e le domanda: come si dichiara l’imputato?”
Pinocchio: “Innocente, Vostro Onore! Ho poi… avrei anche una richiesta: vorrei giustappunto tornare burattino!”
“Di conseguenza Vostro Onore, approfitterei dell’udienza per chiedere di tornar allo stato naturale delle cose, ché, senza offender nessuno voler, da essere umano proprio non mi trovo. Poiché da burattin mai nessuno mi disse che divenir bambin significasse crescer, diventare ometto, uomo, vecchio poi morire. Ma la morte niente poi sarebbe, se non fosse che nel bel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai a dover lavorar per campare e la via della felicità s’è smarrita!

Quindi, a prescindere da quel che sarà la sentenza, vi dico che questo vostro viver si chiama sopravvivenza. Preferisco faticar per uscir da una balena, che non per esser libero un sol giorno a settimana, ché non mi bastan 4 giorni al mese per vivere la vita, quindi la lascerei a voi questa fatica e non perché sia tipo da battere la fiacca, no, ma stavo meglio col cappio al collo che col nodo di cravatta. Se non dispiace Vostro onore tornerei alle mie peripezie, piuttosto il paese dei balocchi, ma non quello delle lotterie!
Quanto alle accuse, tutto iniziò così… C’era una volta… No! C’era una notte…”

Domenica 17 Ottobre

Parole e Sassi

LA STORIA DI ANTIGONE IN UN RACCONTO-LABORATORIO PER LE NUOVE GENERAZIONI
Progetto per bambini di 8-14 anni a cura di Collettivo Progetto Antigone
Alice Bescapè – Lombardia, Patrizia Camatel – Piemonte, Sara Canu – Sardegna,
Barbara Caviglia – Valle d’Aosta, Mariangela Celi – Abruzzo, Renata Falcone – Calabria,
Milena Fois – Liguria, Antonella Iallorenzi – Basilicata, Simona Malato – Sicilia,
Renata Palminiello – Toscana, Micaela Piccinini – Marche, Soledad Rivas -Trentino Alto Adige, Valentina Rivelli – Friuli Venezia Giulia, Patrizia Romeo – Lazio, Agnese Scotti – Emilia Romagna, Rosanna Sfragara – Veneto, Serenella Tarsitano – Campania, Caterina Valente – Puglia,
Giada Melley – Parigi

Ideazione e drammaturgia: Renata Palminiello, Letizia Quintavalla, Patrizia Romeo, Agnese Scotti, Rosanna Sfragara collaborazione Marina Olivari
Direzione artistica e regia: Letizia Quintavalla
Con: Simona Malato

Antigone, antica vicenda di fratelli e sorelle, di patti mancati, di rituali, di leggi non scritte e di ciechi indovini, è stata narrata nei secoli a partire dal dramma scritto dal poeta greco Sofocle nel 440 a.C.
Ora, diciannove attrici, ognuna nella propria regione, solo con un piccolo patrimonio di sassi, la raccontano alle nuove generazioni, che a loro volta la racconteranno ad altri.
Parole e Sassi è un Racconto-Laboratorio e ha un allestimento semplice e scarno, fatto di parole e sassi. Si compone di due parti inscindibili e necessarie l’una all’altra: il Racconto e il Laboratorio.
Nel Racconto la Narratrice racconta la storia di Antigone.

Tutto si compie come in un rito, attraverso un testo accompagnato dall’uso di sassi-personaggio e una partitura gestuale fissa. Un rettangolo, segnato da una traccia rossa sul pavimento, delimita lo spazio della scena. Per fare teatro non è indispensabile che ci sia un palco, ma necessaria è la relazione circolare tra attore e pubblico.
Il Laboratorio è una sorta di “seconda navigazione poetica” dove le parti s’invertono: ora è il pubblico ad agire, a parlare, ora sono i bambini, prima egregi uditori, ad usare i sassi per raccontare come e in che parte di loro si è rifugiato il tragico di questa grande storia. Ora è il pubblico a costruire metafore teatrali e tutto avviene all’interno della classe.

Pictures

MUDITA TRIO
Calogero Genco – saxofono & effects
Domenico Sabella – drum & percussions
Alfredo Giammanco – electronics & devices

Il termine Mudita deriva dalla tradizione buddista il cui significato è gioire della felicità altrui.
La scelta del trio è quella di suonare una musica nello “sconosciuto” nel “quì ed ora” con un desiderio di libertà creativa e al contempo di contributo e condivisione. C’è la capacità di essere inclusivi con l’ambiente, con gli altri, attraverso il viaggio sonoro. Una ricerca di strategie di bellezza, di ritualità e creazione “antica”…

L’improvvisazione estemporanea è il nucleo centrale del progetto. Calogero Genco al sassofono Alfredo Giammanco all’elettronica, Domenico Sabella alla batteria provengono da ambiti musicali eterogenei, riescono a mescolare e contaminare i propri suoni, abbattendo le barriere degli stili musicali, intercettando sensibilmente e spiritualmente paesaggi sonori immaginari e spontanei, intersecando melodie e cellule ritmiche con grande spirito di reciprocità. Nell’ intimo dei suoni mille universi splendono.

Essere (non) Essere

Progetto Lab SF Under 21
Con Anna La Gioia, Sveva Gini, Marta Juliet Rossi, Giuliana D’Alessandro, Leonardo Galeotti, Edoardo Mancini, Gaia Picchi, Filippo Brancato, Valerio Vova Conforti, Anna Fatticcioni, Sergio Masiero, Boris Pimenov, Vittorio Lombardi, Filippo Bessi, Stefano Mazza, Elia Frongia, Davide Drago
Con la partecipazione straordinaria di Adalgisa Vavassori

Nel 2019 abbiamo iniziato un laboratorio di ricerca di dieci mesi il cui tema è l’IO, partendo dal pensiero “La crisi dell’io” di Luigi Pirandello. Il progetto vede coinvolti 17 ragazzi di età compresa tra i 17 e i 21 anni, guidati da Loris Seghizzi.
In questa edizione di Collinarea, portiamo in scena lo spettacolo completo, avendo lavorato da ottobre 2020 ad ora al secondo atto, ovvero l’epilogo, di Essere (NON) Essere.
Si tratta di un evento che speciale, per tanti motivi, primo su tutti la storia che ha questo gruppo, composto in gran parte da ragazzi che hanno iniziato la scuola teatro di Scenica Frammenti da bambini e oggi sono nel mondo da adulti.

Inutile scrivere una presentazione dello spettacolo, perché sarebbe un ripetersi di quanto appena scritto, perché lo spettatore assiste alla messa in scena di tanti IO, forse un unico io, frammentato, come puzzle capace di comporsi in un’unica straordinaria immagine: il gruppo. O forse è meglio chiamarla “Compagnia”.

Maggio 43

Di e con: Davide Enia
Musiche in scena: Giulio Barocchieri
Tecnico di compagnia: Paolo Casati

Cos’è la notte quando tanto arriva sempre l’urlo della sirena d’allarme per i bombardamenti notturni? Cos’è che non ce la faccio più a mangiare sempre pane nero e allora cerco di pescare le anguille? Cos’è strisciare contro i muri per non farsi vedere dalla milizia fascista? Cos’è cercare l’amuchina al mercato nero? Cos’è che mi servono 1800 lire per le medicine e non so come recuperarle? Cos’è vedere il massacro di Palermo il 9 maggio ’43 e camminarci dentro e non ci sono più le case e nemmeno le strade e non si vede niente che c’è polvere e fumo dappertutto ma comunque quello che vedi nemmanco si riconosce?

Il lavoro trae linfa da una serie di interviste a persone che subirono quei giorni del maggio ‘43, e ne uscirono miracolosamente illese. Dalla loro narrazione e dai frammenti di memoria raccolti principia l’elaborazione drammaturgica, che scompone e intreccia e rielabora queste testimonianze, per poi incastonarle in un’unica storia. Erano tempi cupi, in cui necessario era ingegnarsi per riuscire a sopravvivere. Erano tempi atroci, in cui la morte cadeva inattesa dall’alto o dal basso dei mercati neri, che stritolavano con prezzi schizzati alle stelle. Erano tempi malati e bugiardi, tempi cinici e bari. Assomigliano ad oggi.